La Grande Serbia di Carlo Scattolini


Cari amici, abbiamo passato il giro di boa, il solstizio è trascorso ma siamo ancora in pieno periodo solstiziale, quindi attenzione se passate dalle parti del Benaco,qui in queste notti si aggirano anime inquiete, larve, lemuri, satanassi, demoni diavoli e diavoletti, spettri, e ombre, tutti pronti a far caciara, ma per saperne di più, meglio spettare domani.

Ora son nel mio studiolo, ho chiuso il caos familiare fuori dalla porta, son in procinto di accendermi la mia “Le nuvole” curva con una presa di tabacco dolce, il mio cane accoccolato sotto la scrivania e Africa dei Toto che si spande nell’aria e farà compagnia alle volate di fumo azzurrognolo che a breve si sprigionerà dalla preziosa radica.

 

Il clima si è leggermente rinfrescato, il cielo è grigio ma l’aria è ancora satura di umidità; son reduce da due giorni rievocativi della battaglia di San Martino e Solferino, e devo dire che dopo tanti anni di rievocazioni, questa mi ha dato qualcosa di più, sarà stata ma magia del posto, saranno stati i pensieri che si accavallavano tumultuosi, o la fatica, o il caldo, o le ciaccole al campo, ma devo dire che mi son trovato immerso nella Storia.

Ho visto e percepito “l’oltre” ho avuto attorno a me la notte buia, i misteriosi rumori dei campi, la contingenza delle stelle e l’eco di un passato violento, tutto avvolto nel mistero che è l’esistenza.

Ora andiamo a sbirciare sugli scaffali ed andiamo a rispolverare vecchi ricordi di scuola, conditi di un po’ di insolito che immagino vi piaccia tanto:

 

Come oggi centotre anni veniva assassinato in quel di Sarajevo l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando pretendente al trono dell’impero asburgico, assieme alla moglie Sofia. Tutti sapete che in questo modo si ebbe il casus belli per dare inizio al primo conflitto planetario del XX secolo; coincidenza, ma non credo più al caso e voi lo sapete, lo stesso giorno nel 1919 veniva firmato il trattato di Versailles, che poneva termine al medesimo conflitto e segnava lo smembramento dell’antico Impero guidato da Vienna, come pure venne ridimensionato l’Impero Ottomano, in fondo solo la Germania, tra gli sconfitti non ebbe il territorio particolarmente aggredito; l’arciduca fu assassinato dal noto Gavrilo Princip, un terrorista Serbo facente parte della setta della “Mano Nera“ che si ispirava alla riunificazione dei territori balcanici attorno alla bandiera Serba, per costruire la “ Grande Serbia “ , ma come sempre la curiosa curiosità dove si cela?

Ma nella data ovviamente, il 28 Giugno è l’anniversario della sconfitta dell’esercito Serbo contro i Turchi conosciuta come la battaglia della piana dei Merli o la battaglia del Kossovo, in cui l’impero ottomano ottenne la quasi totale scomparsa del piccolo ed indomito regno era il 1389.

Nemesi? Un caso? No miei cari un simbolo!

Ricordate nulla al caso!

Il caso non esiste.

 

Se doveste passare dalle parti di Pristina, girate verso Ovest, in direzione dell’aeroporto, e dopo pochi kilometri sarete su quello che fu questo campo di battaglia, ora raggiunto dalla città.

Lo scontro si concluse con una sorta di pareggio, i serbi, guidati dal re, Knez, Lazar, arrestarono i Turchi che perdettero il sultano Murad I, al quale succedette il figlio Beyezid che continuò l’espansione mussulmana nel cuore dell’Europa, ma ci vollero altri cento anni prima che gli indomiti Serbi venissero annientati e che il furore della mezzaluna si dirigesse armi in pugno verso Vienna.

Io oggi accenderò una candelina al ricordo di Lazar, e dei suoi cavalieri che morirono sul posto senza arretrare pur combattendo in svantaggio di due ad uno, ma regalarono un altro secolo di libertà al loro popolo.

Poco più a nord su di una altura vi è il Gazimestan, il monumento che ricorda l’accaduto, nella sua fredda e aspra architettura balcanica, su cui è scritta la “maledizione serba” pare siano le parole di Lazar prima dell’epico scontro:

 

Chiunque sia serbo, di nascita serba

Di sangue serbo e serba discendenza

E non parteciperà alla Battaglia del Kosovo

Possa mai ricevere la progenie che il suo cuore anela!

Né un figlio né una figlia

E che nulla cresca di ciò che la sua mano semina!

Che sia vino scuro o bianco grano

E che egli sia maledetto nei secoli dei secoli! 

 

E vi prego ora non ditemi che la parola Gazimestan è di origine asiatica, solo perché si sente il suono stan che nelle lingue iraniche è la terra, essa è l’unione di due parole slave, Ghazi, che è l’eroe e mesto che è il luogo, quindi il luogo dell’eroe!

 

Come vi ho detto e ridetto mille volte, le date che han come soggetti stati islamici o che fan parte della loro cultura, meglio se in contrapposizione alla nostra Europea son date simboliche, quindi maggiormente soggette a scopi terroristici che con atti sanguinosi lanciano terrore e segnali al mondo; vorrei ricordarvi che proprio la Turchia subì oggi l’attentato dell’aeroporto di Istambul nel 2016. L’ennesimo segnale? Si certamente!

 

Fine!

 

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