Intervista a Gesù di Piergiorgio Odifreddi l`autore di “C’è spazio per tutti”.

Chiedo ai nostri lettori di leggere questa “intervista” . Arguta ed intelligente. Fa meditare. Apre la mente per degli interrogativi medicamentosi.

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Come molti profeti dell’antichità, Gesù di Nazaret è un personaggio mit(olog)ico sul quale non 

esistono testimonianze storiche. Le notizie sulla sua vita si basano sui racconti letterari che 

vanno sotto il nome di «Vangeli», scritti a partire dalla seconda metà del primo secolo e divisi in 

quattro “canonici” e vari “apocrifi”, a seconda che siano o meno accettati come ispirati dalla 

Chiesa. In base a questi racconti Gesù sarebbe nato durante il regno del re Erode, dunque prima 

del 4 a.C., e morto sotto la prefettura di Pilato, dunque fra il 26 e il 36 d.C.

Il Cristianesimo che a lui si ispira prende il nome dalla parola greca «Christos», “unto”, è 

professato (almeno formalmente) da un terzo della popolazione mondiale, e si divide in varie 

sette: i Cattolici nell’Europa e nell’America del Sud, i Protestanti nell’Europa e nell’America del 

Nord, gli Ortodossi nell’Europa dell’Est, e gli Anglicani in Inghilterra. In questa cacofonia di voci 

discordanti molti sostengono di parlare in nome e per conto di Gesù, in maniera più o meno 

istituzionale, e qualcuno pretende addirittura di esserne il vicario in terra, con gran confusione dei 

poveri di spirito.

Per rimediare alla situazione abbiamo chiesto a Gesù un’intervista in cui egli esponesse il suo 

pensiero canonico, ed egli ce l’ha graziosamente concessa come regalo di Natale, per la maggior 

gloria di Dio. 

«Rabbi, di lei sappiamo soltanto ciò che ci dicono i «Vangeli». Si riconosce in 

quell’immagine?»

Certamente no. Essendo rivolti ai pastori analfabeti della Palestina di duemila anni fa, i «Vangeli» 

forniscono un’immagine di me che all’uomo tecnologico contemporaneo non può non apparire 

anacronistica. Comunque, quell’immagine era inattendibile anche allora: Marco e Luca non mi 

conoscevano neppure, tutti gli evangelisti riportano parole dette e fatti accaduti decenni prima 

che li scrivessero, e il canone è un’invenzione del concilio di Roma del 382. 

«In parte, però, la colpa è anche sua: perchè non ha lasciato niente di scritto?»

Colui che mi ha condannato a morte sentenzierebbe: «Verba volant, scripta manent». Io 

preferisco dire che le chiese si edificano sulle pietre delle Scritture, ma le religioni si librano sulle 

ali della colomba dello Spirito. Per questo usavo continuamente l’espressione “sta scritto, ma io 

vi dico”. 

«Intende dire che le chiese sono terrene, e le religioni spirituali?»

Quello che ho detto, ho detto. 

«Ma io non ho capito, e insisto: la Chiesa non è religiosa?»

Certamente non è cristiana, neppure nel senso limitato di aderire all’immagine che di me offrono i 

«Vangeli». Il cristianesimo non è un’invenzione mia, ma di Paolo di Tarso: della mia vita, nella 

sua predicazione non è rimasto altro che la mia passione. 

«E’ per questo che il cristianesimo è diventato una religione di morte?»

Anche per questo. Non si poteva pensare che l’ossessiva raffigurazione di un uomo flagellato, 

incoronato di spine e inchiodato a una croce potesse ispirare sentimenti positivi e gioiosi. Devo 

ammettere che la serenità dell’iconografia buddhista, cosí come la vitalità di quella induista, si 

sono dimostrate superiori alla mia. 

«Che cosa pensa, più in generale, dell’iconografia religiosa?»

Cosa potrei pensare, se non che il Padre mio l’ha espressamente proibita nel Secondo 

Comandamento? Comunque, non c’era bisogno dell’onniscienza per capire che le immagini sono 

le porte di ingresso al regno dell’idolatria: bastava il buon senso, che i miei seguaci non hanno

avuto. D’altronde, io ho solo chiesto che mi seguissero, non che mi raffigurassero o mi 

adorassero: ero l’Agnello di Dio, e mi hanno trasformato in un vitello d’oro. 

«Però lei ha detto ai discepoli di andare e predicare ovunque la Buona Novella.»

Io desideravo che il mio insegnamento si diffondesse, affinchè chi avesse orecchie per intenderlo 

lo intendesse. Ero in buona fede, se posso permettermi l’espressione: come potevo immaginare 

che le teste calde avrebbero cercato di imporre le mie parole «urbi et orbi»? 

«E l’hanno fatto col ferro e col fuoco, nei nomi suo e di Dio.»

Il nome di Dio non doveva essere nominato invano. Quanto al mio, se avessi saputo che sarebbe 

stato invocato nelle crociate, nelle inquisizioni e nelle conquiste, non avrei mai abbandonato la 

mia bottega di falegname: la mia missione era socchiudere le porte del Paradiso, ma ho finito per 

spalancare quelle dell’Inferno. Purtroppo, a differenza del Padre mio, non sono onniscente. 

«Intende dire che lei non è Dio?»

Un angelo che dicesse di essere Dio, sarebbe diabolico. Un uomo, soltanto ridicolo. 

«Ancora una volta, devo insistere: è o non è il Figlio di Dio?»

Lei lo dice. Ma chi non lo è? 

«E i miracoli che faceva, erano opera di Dio o del Demonio?»

Gli uomini chiamano miracoli gli eventi che non comprendono. Lei crede veramente che l’opera 

del Padre mio sia tanto imperfetta, da necessitare di correzioni? O che Dio possa acconsentire a 

modificarla, per esaudire la preghiera di un uomo? 

«Dunque non bisogna pregare?»

Pregare significa recitare il nome del Padre e compiere la Sua volontà, non chiederGli favori e 

raccomandazioni. 

«E come si fa a sapere qual è la volontà di Dio?»

Bisogna ascoltare la Sua voce, tacitando la propria. 

«Vuol dire ascoltare la propria coscienza?»

“Coscienza” è una parola antica, benchè più moderna di “Dio”. Forse, se si usasse “inconscio” 

si capirebbe meglio ciò che intendevo quando dissi: “Il regno di Dio è dentro di voi”. 

«Non credo che il mio inconscio mi direbbe di rinunciare ai piaceri della carne.»

Nè glielo suggerirebbero le parole del «Cantico dei cantici». O l’esempio di chi, come me, si 

faceva asciugare i capelli da una prostituta. Sono i sepolcri imbiancati che indossano la veste 

nera, a chiamare “morale” la perversione predicata da Paolo. 

«Quanto al mio conscio, mi riesce difficile coniugare la teoria che lei predicava con la 

pratica di chi oggi le si ispira.»

Se si riferisce al mercimonio che si è compiuto e si continua a compiere nel mio nome, quando 

giungerà l’ora della mia seconda venuta tornerò al tempio per cacciare i mercanti che vi si sono 

reinsediati e rovesciare i banchi delle loro mercanzie. 

«In particolare, che ne pensa della recente inflazione della lista dei beati e dei santi?»

Come il Padre mio ha fermato la mano di Abramo, io fermerò quella del mio vicario che non sa 

quel che si fa: perchè è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che uno dei suoi 

santi vada in Paradiso. 

«Dunque all’Inferno ci va veramente qualcuno?»

In verità, in verità le dico: all’Inferno ci finiscono quasi tutti quelli che sperano di non andarci. Il 

detto “le vie del Signore sono infinite” l’ha inventato il Diavolo, per nascondere che invece quasi 

tutte le vie portano a lui: soprattutto quelle indicate da coloro che usurpano il mio nome.

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