Rio 2016 – Olimpiade appassita? Una precisa analisi della manifestazione che potrebbe non essere più ambita. La liquidità della passione olimpica evapora.


Immagine dal web

CADO DALL’OLIMPO

di ANDREA FAULIRI
Accorgersi alla viglia di un’Olimpiade che qualcosa sta compromettendo la tua passione e l’entusiasmo per lo sport. Non un bel modo di cominciare.

Fin da bambino mi consideravo uno sportivo dallo spirito olimpico innato. Nulla a che vedere con un atteggiamento autoreferenziale, solo la consapevolezza di avere una passione smisurata per lo sport di ogni genere. La vigilia dei Giochi Olimpici era sempre un momento tanto atteso, pronto a immergermi in settimane di dirette tv tra gare, interviste e approfondimenti a costo anche di star sveglio la notte causa fuso orario non favorevole. Avevo otto anni, nel 1996, quando vidi strappare quell’oro tanto agognato alla generazione dei fenomeni del volley. Poi le Olimpiadi invernali di Nagano quando l’obiettivo era fare di tutto per saltare scuola e rimanere a casa a seguire le gare. Da allora ogni Olimpiade è sempre stata prima attesa e poi seguita con grande passione: Sydney, Salt Lake City, Atene, Torino, Pechino, Vancouver, Londra e Sochi. Sempre con gli occhi puntati sugli Azzurri in attesa di gioire per le medaglie. Lo Sport, oggi, è uno dei pochi campi dove vale ancora la pena parlare di patriottismo ma a dire il vero parlerei più di “rappresentanza” poiché, per un atleta poter gareggiare con la maglia della propria nazionale è e deve essere l’obiettivo primario della carriera. Non solo per vincere ma per rappresentare, appunto. Lo spirito olimpico va oltre il semplice obiettivo del risultato e punta maggiormente sulla partecipazione, sulla condivisione in un clima di gioia diffuso. Per questo motivo l’Olimpiade, per la maggior parte delle discipline sportive, resta il premio più ambito.

la grande sfida è anche per il Paese ospitante che si mostra al mondo. Un evento di una tale portata è capace di mettere a nudo un’intera Nazione a livello politico, economico, sociale, territoriale e organizzativo. Progressivamente negli ultimi vent’anni le problematiche legate all’organizzazione dei Giochi si sono fatte largo andando a scalfire quella passione olimpica che tende a farti vivere in una aurea bolla di sapone e le premesse per il futuro non sono tra le più rosee.

Oggi, a vent’anni di distanza dalla mia prima Olimpiade vissuta da spettatore consapevole, mi preoccupo del fatto che la mia vigilia non sia accompagnata dal solito entusiasmo, quello che mi ha spinto a vivere lo sport con tanta passione per tutta la vita e sul quale ho deciso di investire in anni di studi ed esperienze professionali.
Le Olimpiadi sono diventate un enorme problema e in questi giorni è facile capire che cosa stia succedendo a Rio a poche ore dall’inizio dei Giochi. Il Brasile è in panne, colpito da una crisi sociale e politica importante con una disparità immensa di benessere tra classi sociali e una popolazione sempre più arrabbiata. E faccio fatica a immaginare i brasiliani arrabbiati, un popolo sempre dipinto come gioioso e colorato. Le infrastrutture dedicate alle Olimpiadi non sono pronte e molte federazioni hanno deciso di abbandonare il villaggio olimpico per trasferirsi in altre strutture alberghiere. Altri comitati nazionali, come l’Italia, partono letteralmente con la cazzuola in mano per tentare di risolvere all’ultimo minuto questi problemi, pagando di tasca propria pur di dare una degna sistemazione ai propri atleti. Ma l’emergenza è anche sanitaria: da mesi si parla del virus Zika che preoccupa non poco atleti e addetti ai lavori ma il problema non sembra ancora essere stato risolto.

Ancora più raccapricciante è la situazione dei bacini idrici dedicati alle gare natatorie in acque libere dove da diversi giorni vengono ritrovati cadaveri umani galleggianti. Situazioni assolutamente non accettabili poiché mettono seriamente a repentaglio la salute degli atleti in gara. Come se non bastasse tutto questo, da mesi si susseguono continuamente gli scandali del doping. Non è solo il doping in sé a far discutere ma l’assoluta confusione creata da squalifiche, ricorsi, riammissioni, nuove squalifiche, CIO, TAS, federazioni, atleti che rimarranno a casa, altri che andranno a Rio da squalificati in attesa di riammissioni dell’ultimo minuto, intere federazioni bandite dai Giochi e via dicendo. Nemmeno i media sono in grado di dare corrette spiegazioni di quanto sta accadendo. Insomma un calderone incomprensibile che allontana gli appassionati.

Vivo questa vigilia olimpica aggrappandomi con le unghie e con i denti alla mia solida passione per lo sport ma tutto quello che accade attorno ai Giochi, di ieri di oggi e di domani, mi spinge a cadere dall’olimpo.
Mi rialzerò e guarderò al futuro ma con la consapevolezza che oggi un bimbo di 8 anni non guarderà le Olimpiadi con gli stessi occhi che avevo io nel 1996.
Lo Sport così ha perso.

Da Panathlon Planet

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...