La morte alimenta una nuova coscienza, quella del cane.

La morte che tutto divora, che vince la vita, trova nell’amore l’unico nemico capace di resistere? Quanto dubbio. Un pensiero vuoto come il tempo. Ma rimane un duello titanico fra le due “considerazioni”.

La morte è la realtà che si oppone al desiderio di eternità. Quindi la Vincitrice.

L’espressione ‘Dio è amore’ che ci azzecca? Fede, Speranza e Carità possono diventare parole blasfeme confrontandole con la Ratio che abbiamo avuto in dono dalla natura. Che senso ha l’identificazione della coscienza in un unico animale, noi? Il senso ci dice che nel corso dei milioni di anni a divenire in un altro animale potrebbe identificarsi una coscienza. Darwin potrebbe averlo escluso? Proprio no. Il cane, “deizzato” dagli antichi Egizi, ha tutte le caratteristiche per continuare la crescita intellettuale. L’uomo gli fa da docente. L’espressione del cane cambia perché si sforza di capire. La sua attività neuronale ha dei picchi eccezionali.

La morte quindi ha una correlazione strettissima con il working in progress dell’evoluzione della creatura cane. L’evoluzione si alimenta con la morte plasmando nuove creature. Non sorridiamo e non ci preoccupiamo: la Ratio continua ad alimentare la Natura scultrice.

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