Pierumberto Angeli Presidente del PANATHLON CLUB GIANNI BRERA – UNIVERSITÀ DI VERONA

  
INTERVISTA A PIERUMBERTO ANGELI
http://www.panathlonarea1.it/Home.aspx

Attraverso una piacevole chiacchierata con più ospiti andiamo a conoscere il nuovo presidente del Panathlon Club “Gianni Brera” Università di Verona, successore di Davide Caldelli.
A chi non lo conosce, Pierumberto Angeli evoca due possibili reazioni: può risultare un redivivo uomo d’altri tempi, oppure un autentico sfacciato. La verità è che il neo presidente del Panathlon Club Gianni Brera – Università di Verona è entrambe queste persone. La sua cortesia attraversa il tempo e lo spazio e lo connota come appartenente a una classe sociale ormai in via d’estinzione, l’alta borghesia autentica di una volta. Al contempo quest’uomo è dotato di una trasparenza e schiettezza che possono spiazzare chi non v’è avvezzo. Mai offensivo, fuori luogo o esagerato, a tratti polemico ma per provocazione, odia il gesto di virgolettare con le mani, i magistrati e la città di Roma, che l’ha costretto “a diventare maleducato, ma per difesa”. In passato nuotatore ad alti livelli e giornalista, poi manager nei massimi ambienti, infine ancora giornalista per il “Corriere dello Sport”. Il neo presidente è un acquisto importante, che subentra all’altra figura di spicco che era Davide Caldelli. Un nuovo corso ha inizio, andiamo allora a conoscerne il trascinatore.
Pierumberto, ci racconta qualcosa di sé?
Sono un personaggio difficilissimo, ovviamente, decorato sul campo in diverse attività: sono stato campione di nuoto da giovanissimo, P.O. 60’ e pallanuotista, poi con lo sport a vent’anni ho chiuso, perché allora usava così, vent’anni eri già vecchio. Poi ho intrapreso un’attività come produttore discografico: il mio più grande successo è stato il lancio della colonna sonora del Dottor Zivago, che ha avuto in Italia un successo enorme. Ho smesso dopo tre anni e sono entrato nel mondo dell’auto, prima in Fiat per due anni, poi sono fuggito anche se ero già in una posizione direttiva ottimale, avevo 27 anni. Poi ho fatto 14 anni in Citroën Italia, dove ho imparato il vero management, perché avevo come direttori generali dei manager che venivano dalla Ena, École National d’Administration. Io ero direttore vendite, ma per contrasti col direttore commerciale sono andato all’Alfa Romeo Veicoli Commerciali – ARVECO – l’unica azienda del Gruppo Alfa Romeo che desse utili. Quando v’è stata la cessione alla Fiat, sono tornato al mio punto di partenza e lì ho terminato la mia carriera. Il caso vuole che fossi direttore dell’area di Verona, la stessa città che mi sta dando la presidenza del Panathlon, primo fra una serie di collegamenti che caratterizzeranno la mia vita.
Qual è il segreto di una carriera così brillante?
Credo che esistano manager veloci e manager lenti: io sono sempre stato veloce, ho sempre fatto carriera per meriti senza appartenere a “cordate”. La mia favola nella vita è “La volpe e l’uva” di Fedro: io non sono mai stato la volpe. Ho sempre fatto gli affari miei, sono stato fortunato perché non era capacità mia, era incapacità degli altri. Io sono una persona normale, normale nella anormalità. Un altro segreto è la mia estrema disponibilità con i miei superiori, che ha volte mi ha portato a prendere decisioni che mi hanno allontanato dalla mia famiglia. Non ero uno Yes Man, però potevo proporre i miei pensieri in libertà, sempre con estrema educazione.
La velocità, come l’ha condizionata?
Io prendo sempre decisioni immediate, quindi alcune volte commetto errori. Però è la via migliore per me. Mia moglie mi rimproverava sempre di essere troppo veloce. Infatti, io sbaglio spesso, mi gratifica però il fatto di essere sempre sul pezzo.
A proposito di essere sul pezzo, com’è nata la sua carriera nel giornalismo?
Dal mondo dello sport: quando nuotavo, su “La tribuna di Mantova” si parlava pochissimo di sport. Io ho chiesto spiegazioni e la redazione mi ha chiesto di occuparmene. Ho sempre avuto polemica con un certo Adalberto Scemma, polemica feroce. Poi sono partito per il militare e ho smesso. Poi ho casualmente re incontrato Scemma qualche anno fa e dopo “l’odio vellutato” di cinquant’anni prima, ci siamo innamorati subito.
Perché l’astio con Scemma in passato?
Lui scriveva per un “Il Popolo di Mantova”, io per “La Tribuna”. Ero stato lasciato da un grande amore che militava nella Libertas, lo stesso club sportivo dove Scemma “covava tutte…
Guardi che lo pubblico…
[Ride] Sì sì, scrivi pure, covava tutte! Allora gli scrivevo contro, ci davamo contro sui titoli. [A registratore spento me ne enuncia alcuni, i toni sono simpaticamente forti] C’è anche da dire che il primo titolo che ha avuto Scemma da atleta è stato il mio ed è venuto prima di questa famosa polemica: Il giovane campione.
Com’è nata la presidenza del Panathlon?
Frequentare Adalberto, che ne è animatore, mi ha spinto verso questo ambiente. Il fatto di esserne stato instradato alla presidenza e che sia visibile a tutti, mi gratifica. Io, essendo nel Rotary, avevo tentennato, poi però è venuta meno la mia presidenza, perché io sono fatto veloce e ho mandato a quel paese chi aveva spostato la mia presidenza di un anno. Dopo la perdita di mia moglie, il mio motore nella vita, di cui vorrei dire di più ma non voglio essere patetico, una grandissima donna dotata di eleganza di spirito [si commuove], Scemma mi ha dato quest’opportunità e io l’ho colta. Anche se io non chiedo mai, perché per me diventa pietismo. Per gli altri faccio qualsiasi cosa, ma non busso alla porta di nessuno, perché ho la mia dignità, o se vogliamo coglioneria.
[Riceve una telefonata. L’interlocutore si dimostra prolisso, lui fa il segno delle forbici.]
Vedi? Sono uno veloce, avrei concluso molto prima!
Cosa rappresenta per lei il Panathlon?
Per me è l’essenza del pensiero sportivo. Durante una partita di pallanuoto contro una squadra francese, un altro ritorno della mia vita, ho detto “Pardon” a un avversario perché l’avevo soltanto sfiorato. Questo significa fairplay, leitmotiv del Panathlon.
Un altro elemento che mi lega al Panathlon è che un collega e amicissimo in Fiat, un certo Giovanni Foscari, è figlio o nipote dell’ideatore nel 1951 del Panathlon, il conte Foscari, di cui lo stesso Agnelli aveva riverenza perché non era di nobili origini.
Questo rientra in tutti quegli elementi casuali che la collegano al Panathlon…
[Interviene Walter Bragagnolo] Nulla è casuale, è scritto nei geni!
Lei ha praticato sport in passato e ne scrive nel presente. Cosa pensa dello sport di oggi?
Personalmente penso che sia peggiorato, forse perché ho il riflesso di altri tempi. Un tempo non c’erano gli sponsor, lo sport era praticato da veri dilettanti. Per me lo sport è proprio quello. Adesso invece è tutta una tragedia, è un fatto storico, non è modificabile, perché gli affari sono affari, sporchi.
[Interviene Adalberto Scemma] Business is business. Allora erano i più poveri ad avere accesso allo sport, se gli atleti volevano diventare professionisti dovevano diventare professionisti, non c’erano quelli che scialacquavano, solo quelli delle famiglie altolocate lo facevano come passatempo.
[Pierumberto Angeli] Io mi ricordo uno sport particolare, dov’erano veramente dilettanti, il tennis, dove la coppa Davis era accessibile solo ai dilettanti.
[Adalberto Scemma] Ma anche l’atletica. Io chiudevo l’attività a fine settembre, poi andavo a fare le corse su strada dove si guadagnava, ma se ti beccavano ti squalificavano, perché c’erano dei premi. Io così mi mantenevo, in un mese prendevo anche dalle 200 alle 300 mila lire. 
Adesso invece è il contrario, per fare sport servono soldi…
[Scemma] E addirittura alcuni allenatori per allenare devono pagare in proprio, vengono reclutati in base a quanti sponsor possono portare.
Fra i due sport in piscina che ha praticato e il calcio che segue adesso per lavoro, quale preferisce?
[Angeli] Il nuoto, perché purtroppo fa parte dei miei ricordi. Inoltre, sudando molto ho preferito uno sport dove questo problema non esistesse.
Che novità vorrebbe apportare con la sua presidenza del Panathlon?
I collegamenti fra gli altri Club, Rotary in primis. Ma soprattutto vorrei dare ancora più enfasi al fairplay, che per me è alla base di tutto. Infine l’apertura a nuove eccellenze e nuovi studenti.
Un personaggio da scoprire, un presidente da conoscere. In bocca al lupo da tutti noi!

Silvia Giacon
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06 febbraio 2016

Notizia redatta da Silvia Giacon

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